Il tribunale si pronuncia, bimbo torna vegano

Fonte: http://www.tagpress.it/attualita/tribunale-si-pronuncia-bimbo-torna-vegano-20160713

bimbo-vegan

Mamma svezza e alleva figlio vegano di sei anni in piena salute, ma il padre si ribella e gli fa imporre la dieta onnivora finché dei problemi di salute non evidenziano un grave errore nella decisione.

Siamo abituati a leggere ogni giorno storie di bambini vegani malati senza molte specifiche e quindi di dubbia attendibilità che poi si rivelano, infatti, imprecise o capovolte. Oggi, invece, vogliamo riportavi la storia di un bambino vegano in piena salute, costretto da un tribunale a ritornare onnivoro a causa delle discordie genitoriali, con tutte le informazioni che consentono ad un lettore di capire ed avere la propria opinione.

La vicenda segna per l’Italia un importante precedente, ma soprattutto è una storia che fa capire come i pregiudizi e le discordie personali, insieme alla superficialità delle perizie, possano rovinare la salute degli stessi figli che amiamo.

Ecco la storia: la signora Emanuela Terruzzi, mamma vegana di un bambino che oggi ha otto anni, nel 2012 si era trovata in disaccordo con il papà del bimbo, contrario alla dieta vegana che il minore seguiva, controllato fin dallo svezzamento. Sulla questione era stato chiamato a pronunciarsi il Tribunale dei Minori di Milano, che aveva imposto al minore una dieta onnivora, ritenendo inadeguata quella vegana. Nel frattempo il bambino, costretto dalla pronuncia del Tribunale dei Minori a seguire la dieta onnivora, ha iniziato a manifestare problemi di salute ascrivibili all’introduzione di prodotti animali e, in particolare, all’uso di latticini. Nel 2015, però, la madre, preoccupata per la salute del figlio e per la limitazione della sua discrezionalità genitoriale in materia di alimentazione, ha adito il Tribunale Ordinario di Monza (competente in base alla riforma normativa intervenuta nel frattempo) per conseguire la modifica del provvedimento. In seguito alla richiesta, è stata disposta una nuova perizia d’ufficio, volta ad accertare l’idoneità della dieta vegana per il bambino, nonché la riconducibilità delle patologie all’assunzione di alimenti di origine animale. Già in corso di causa un provvedimento interinale, assunto dopo l’esperimento degli esami medici, aveva autorizzato in via provvisoria il ritorno del bambino all’alimentazione vegana.

Con decreto n. 10984/16, emanato in camera di consiglio il 30/6/16 e pubblicato il 5/7/16, il Tribunale di Monza ha accolto il ricorso della signora Terruzzi, prendendo atto della perizia d’ufficio e delle relative “rassicurazioni sul fatto che la dieta vegana possa essere seguita dal minore anche a scuola“, nonché del fatto che questa abbia condotto a “escludere il quadro di malnutrizione cronica inizialmente ipotizzato“, ha accolto il ricorso della mamma vegana, disponendo che il Comune di Monza “provveda a comunicare all’istituto scolastico frequentato dal bambino che quest’ultimo può seguire anche a scuola una dieta vegana“.

Carlo Prisco avvocato divulgatore veganoIl commento dell’avvocato Carlo Prisco che assiste la madre: “Dopo il TAR di Bolzano 2015, un’altra pronuncia storica, destinata a segnare un precedente di riferimento per tutti quelli che verranno dopo. Finalmente anche in Tribunale emerge la verità sull’alimentazione vegana, anche per i bambini. Nonostante i dubbi e le evidenti ritrosie, non si è potuto ascrivere alcun problema di salute alla dieta vegana, mentre è emerso come il bambino fosse in difficoltà proprio a causa dell’utilizzo di cibi animali, la cui rimozione ha dato subito risultati evidenti. Il valore della pronuncia è amplificato dal contesto sociale in cui si inserisce, e che vede sempre più prove a favore dell’alimentazione vegetale e contro quella animale, ma anche frequenti tentativi di screditare la prima

E’ importante sottolineare anche, a favore del lettore, come una notizia attendibile si riconosca dalla completezza delle informazioni che la corredano, onde evitare di incappare in una delle frequentissime “bufale” che vengono diffuse sul web solo per incrementare le pubblicità (leggi anche Il caso spiegato del bambino “vegano” di Belluno).

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